Contributo svizzero ad alcuni Stati membri dell’UE

Dal 2007 la Svizzera partecipa a diversi progetti volti a ridurre le disparità economiche e sociali nell’Unione europea (UE). La Svizzera decide in autonomia e concorda direttamente con i Paesi partner quali progetti sosterrà. L’impegno della Confederazione è un investimento per potenziare la sicurezza, la stabilità e la prosperità in Europa. Al contempo, la Svizzera consolida le sue relazioni economiche e politiche con l’UE e i suoi Stati membri.

Contesto

Nel novembre 2006 gli elettori svizzeri hanno approvato la legge federale sulla cooperazione con gli Stati dell’Europa dell’Est. La popolazione ha così accettato di partecipare finanziariamente alla riduzione delle disparità economiche e sociali nell’UE. Infatti, nonostante gli elevati tassi di crescita, negli Stati che sono entrati a far parte dell’UE nel 2004 la prosperità è distribuita in modo ineguale e il divario con gli altri Stati membri dell’UE è ancora relativamente ampio.

A fine 2017 i progetti realizzati nel quadro del contributo all’allargamento nei Paesi entrati a far parte dell’UE nel 2004 (UE-10) sono stati completati con successo dopo la fase di attuazione, durata dieci anni. Come confermato dalla valutazione indipendente pubblicata nel 2016, gli obiettivi sono stati raggiunti o persino superati nella maggior parte dei progetti. I progetti hanno quindi dato un contributo positivo alla promozione dello sviluppo economico e sociale nei Paesi partner e avranno effetti a lungo termine. Anche in Bulgaria e Romania la fase di attuazione si è conclusa nel dicembre 2019 con esiti positivi. In Croazia il contributo all’allargamento proseguirà fino alla fine del 2024.

Secondo contributo svizzero

Il 3 dicembre 2019 il Parlamento ha approvato un secondo contributo svizzero per alcuni Stati membri dell’UE, sotto forma di due crediti quadro «coesione» e «migrazione». Con il contributo la Svizzera intende contribuire alla riduzione delle disparità economiche e sociali e al miglioramento della gestione dei flussi migratori in alcuni Stati membri dell’UE.

Il Parlamento ha anche deciso che non verrà contratto alcun impegno sulla base dei crediti quadro se e fintantoché l’UE adotterà misure discriminatorie nei confronti della Svizzera. Questo significa che la Svizzera non firmerà alcun accordo bilaterale con i Paesi partner per l’attuazione del secondo contributo fino a quando esisteranno misure discriminatorie da parte dell’UE. Secondo il Consiglio federale, il rifiuto dell’UE di prorogare l’equivalenza borsistica è una misura discriminatoria.

Come per il contributo all’allargamento, anche per il secondo contributo svizzero è previsto lo stanziamento di 1,302 miliardi CHF dilazionati su dieci anni, ossia mediamente 130 milioni CHF l’anno.

  • 1,102 miliardi CHF sono destinati ai 13 Stati membri che hanno aderito all’UE a partire dal 2004, ossia Bulgaria, Estonia, Cipro, Croazia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Repubblica Ceca e Ungheria (UE-13). Questo importo è previsto per il rafforzamento della coesione, anche tramite le attività nel nuovo ambito prioritario della formazione professionale. In funzione delle priorità dei Paesi partner e della Svizzera, i fondi possono essere impiegati anche in altri settori, come ricerca e innovazione, sistemi sociali e sanitari, sicurezza pubblica, impegno civico e trasparenza, protezione del clima e dell’ambiente e finanziamenti a PMI.
  • 200 milioni CHF sono destinati agli Stati membri dell’UE particolarmente interessati dai flussi migratori: potranno quindi essere presi in considerazione anche Stati membri dell’UE che non fanno parte dell’UE-13. Con questo contributo la Svizzera sostiene misure per una migliore gestione dei movimenti migratori.