Dipartimento federale degli affari esteri DFAE

Tesoro, dobbiamo parlare (di cibo)

La popolazione mondiale cresce e va nutrita. Con le risorse attualmente disponibili ciò rappresenta una grossa sfida. Affinché anche in futuro l’umanità possa cibarsi in modo sano e a prezzi accessibili, occorrono sistemi alimentari sostenibili, cruciali per il raggiungimento degli obiettivi dell’«Agenda 2030». Risposte al riguardo sono attese al Vertice sui sistemi alimentari 2021 delle Nazioni Unite.

Vista del reparto dedicato alla frutta e verdura di un supermercato.

Solo con sistemi alimentari sostenibili è possibile garantire alla popolazione mondiale l’accesso a un’alimentazione sana, adeguata e a lungo termine anche in futuro. © Unsplash/Scott Warman

Sono seduto a cena. Nel piatto ho una bistecca ai ferri, un po’ di broccoli e patatine fritte. Per questo devo ringraziare i sistemi alimentari. Ma cos’è un sistema alimentare e come funziona? Un sistema alimentare è l’intera catena dei settori coinvolti nell’approvvigionamento alimentare. Nel caso dei broccoli, questa catena comprende: fattori di produzione quali fertilizzanti e pesticidi, la coltivazione e il raccolto, la lavorazione e l’imballaggio, il trasporto e la commercializzazione, la preparazione e, infine, il consumo dell’ortaggio in questione. Un sistema alimentare comprende anche i rifiuti prodotti nel corso di questo processo come pure l’energia e l’acqua consumate.

Un grafico rappresenta le tappe di un sistema alimentare: produzione di semi e mangimi, produzione agricola, trasformazione e imballaggio, vendita al dettaglio, consumo e riciclaggio dei rifiuti.
Gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030 non possono essere raggiunti senza sistemi alimentari sostenibili. © DFAE

La popolazione mondiale è in continua crescita. Oltre all’aria e all’acqua, anche i generi alimentari fanno parte dei mezzi di sostentamento dell’umanità. Tali prodotti devono essere di buona qualità, sani e disponibili a prezzi accessibili. Ciò è possibile? Tra i problemi attuali direttamente correlati alla nostra alimentazione figurano ad esempio la fame e la malnutrizione nei Paesi in via di sviluppo, ma anche l’obesità o lo spreco alimentare nei Paesi industrializzati.

«Decennio di azione»

Affinché anche le future generazioni possano vivere su questo pianeta, i sistemi alimentari devono diventare sostenibili. Il segretario generale dell’ONU António Guterres li considera un punto di svolta, ossia determinanti per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030. A tale proposito, nel 2019 Guterres ha dichiarato che il mondo sta facendo passi indietro in determinati settori come la lotta ai cambiamenti climatici e alle relative conseguenze. Per conseguire comunque i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) dell’Agenda 2030, il segretario generale dell’ONU nel 2019 ha invocato un «decennio di azione». In altre parole, la comunità internazionale deve accrescere i suoi sforzi per raggiungere gli OSS entro il 2030. I sistemi alimentari assumono un ruolo chiave in tal senso. 

I sistemi alimentari sono legati a ognuno dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile e la loro trasformazione è fondamentale in vista dell’attuazione dell’Agenda 2030.
Jacques Ducrest, delegato del Consiglio federale per l’Agenda 2030
Grafico dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030.
L'Agenda 2030, con i suoi 17 obiettivi, è il quadro di riferimento globale per lo sviluppo sostenibile. © ONU

Jacques Ducrest, delegato del Consiglio federale per l’Agenda 2030, illustra questo nesso: «I sistemi alimentari sono legati a ognuno dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile e la loro trasformazione è fondamentale in vista dell’attuazione dell’Agenda 2030». Solo sistemi alimentari sostenibili consentiranno infatti in futuro di nutrire la popolazione mondiale in maniera sana, sufficiente e a lungo termine e, nel contempo, di tutelare il clima e la diversità biologica e di accrescere il benessere. 

Le tre dimensioni della sostenibilità

La sostenibilità va oltre la protezione dell’ambiente. Si tratta di garantire l’approvvigionamento e la sicurezza alimentare «qui e ora», senza privare le generazioni future delle relative basi. In quest’ottica assumono un’importanza cruciale tre dimensioni interconnesse:

  • economia
  • società
  • ambiente

Un esempio concreto: mi trovo davanti allo scaffale del caffè al supermercato e ho l’imbarazzo della scelta. Arabica o Robusta? Prodotto equo solidale o a buon mercato? Se opto per il commercio equo, so che la filiera produttiva tiene conto di tutte e tre le dimensioni. Il coltivatore di caffè riceve un prezzo minimo fisso per i suoi chicchi e ha un contratto equo con i suoi compratori (dimensione economica). Per giunta, evito di sostenere il lavoro minorile e promuovo invece condizioni di lavoro dignitose (dimensione sociale). Infine, posso fare affidamento sul fatto che nella coltivazione del prodotto viene prestata attenzione alla protezione delle risorse naturali (dimensione ecologica). Tutte e tre le dimensioni sono intrecciate e si influenzano reciprocamente.

Dialoghi locali per lo sviluppo di sistemi alimentari sostenibili nel mondo

Non sorprende che i sistemi alimentari costituiscano una priorità dell’ONU. Nel settembre 2021, nel quadro dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite si svolgerà un vertice sui sistemi alimentari, in vista del quale l’ONU ha esortato i propri Stati membri a condurre dialoghi nazionali sulla materia. Tali dialoghi in Svizzera sono già in pieno corso. Gli attori interessati sono invitati a fornire un contributo al vertice ONU chiarendo il proprio ruolo nei sistemi alimentari.

I partecipanti si interrogano su come possiamo cambiare i nostri modi di agire per quanto riguarda la produzione, l’acquisto e il consumo di derrate alimentari in Svizzera. L’obiettivo è trovare soluzioni per ridurre l’impronta ecologica dei sistemi alimentari e limitare così i cambiamenti climatici e le relative conseguenze, tenendo conto allo stesso tempo di tutti gli attori economici della catena alimentare coinvolti affinché questi ultimi non perdano i loro mezzi di sostentamento e le basi delle loro attività commerciali. Infine, il dialogo considera anche la salute di consumatrici e consumatori finali tematizzando tra le altre questioni l’impiego di pesticidi pericolosi nella produzione alimentare. Un primo dialogo nazionale ha già avuto luogo il 23 marzo 2021. I dialoghi regionali, organizzati da Helvetas su mandato dell’Ufficio federale dell’agricoltura, si sono tenuti il 6 maggio 2021 a Ginevra, il 18 maggio a Bellinzona e il 20 maggio a Basilea.

Parallelamente la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) conduce un dialogo indipendente con organizzazioni partner, sfruttando il fatto di poter attivare una rete transnazionale di Paesi e organizzazioni che, in un modo o nell’altro, si occupano di sistemi alimentari o di parti di essi.

«Coltivo la terra che sarà dei miei figli»

Jon Paul Thom con le sue mucche in un prato nelle Alpi dei Grigioni.
L'agricoltore biologico grigionese Jon Paul Thom da 35 anni porta avanti la produzione in modo sostenibile. © Jon Paul Thom

Il contadino grigionese Jon Paul Thom è il primo anello di una catena che arriva fino al Vertice sui sistemi alimentari delle Nazioni Unite a New York. Da 40 anni gestisce un’azienda agricola nella Bassa Engadina e da 35 anni è passato alla produzione biologica. Specializzato nell’allevamento di vacche nutrici, nell’intervista parla delle ragioni che lo hanno indotto ad abbracciare un’agricoltura sostenibile e ci illustra le sfide attuali che deve affrontare oggi il settore agricolo in Svizzera.

Signor Thom, perché ha optato per un’agricoltura sostenibile?

«La mia idea di fondo è che coltivo la terra che sarà dei miei figli, la quale deve quindi rimanere intatta anche per le prossime generazioni. Prestiamo attenzione a salvaguardare la biodiversità e la produzione di foraggio per il nostro bestiame».

Come produce concretamente?

«Nell’allevamento di vacche nutrici seguo il corso naturale delle cose. Dopo la nascita, il vitellino rimane dalla madre, viene allattato e, più tardi, nutrito con erba e fieno. Non cerco di accrescere a ogni costo la produttività del mio bestiame con foraggio geneticamente modificato o che favorisce la crescita. Per tutta l’estate gli animali sono al pascolo e anche in inverno escono dalla stalla. Non utilizzo antibiotici; solo in caso di estrema necessità ricorro a medicamenti veterinari».

Nei supermercati i prodotti biologici sono però in minoranza. Come mai?

«Dipende dalla domanda. Ogni derrata alimentare deve costare il meno possibile e nessuno si chiede come viene prodotta. Gli scaffali nei supermercati sono pieni. I prodotti bio però costano di più. Inoltre, nel corso degli ultimi decenni è diminuita l’importanza attribuita dalla società svizzera ai generi alimentari. Le persone in Svizzera spendono sempre meno per nutrirsi. Allo stesso tempo è più facile trattare i campi con sostanze chimiche piuttosto che sradicare erbacce. La società deve cambiare mentalità. Se cresce la domanda di derrate alimentari biologiche come è successo negli ultimi anni, anche gli agricoltori avranno maggiori stimoli a produrre in maniera sostenibile. La Svizzera comunque è sulla strada giusta: nel 2020 la quota di mercato dei prodotti bio era pari al 20 per cento».

Cosa possono imparare gli altri Paesi dalla Svizzera?

«L’industrializzazione dell’agricoltura influisce fortemente sulla sostenibilità della produzione. In molti Paesi i grandi gruppi comprano la terra e impongono i metodi di produzione ai contadini. Affinché tali gruppi possano macinare profitti, i lavoratori devono sgobbare in pessime condizioni. Ciò porta anche al depauperamento dei Paesi interessati. I prodotti buoni finiscono per essere esportati. La Svizzera è uno dei Paesi al mondo con il maggior numero di contadini bio. Sono convinto che occorra produrre in modo più sostenibile e che il nostro Paese costituisca un esempio in tal senso. In molte regioni del mondo prima o poi non crescerà più nulla a causa dello sfruttamento agricolo eccessivo.

La Svizzera è molto innovativa e impone standard elevati in materia di protezione degli animali e delle risorse idriche. Con i grandi macchinari di oggi si rischia di perdere il contatto con la terra. Al mondo esistono però ancora molti contadini che lavorano con grande passione e hanno rispetto per la natura. Abbiamo inoltre molte superfici erbose dove la campicoltura non è possibile. Sfruttare questi terreni come pascoli può contribuire a ridurre il ricorso a foraggi artificiali. La cosa più importante in quest’ottica è (ri)utilizzare più terreni e prodotti agricoli possibili. In questo modo si chiude il ciclo naturale».

Di cosa va particolarmente fiero dopo 40 anni di agricoltura sostenibile?

«Sono orgoglioso dei miei prodotti privi di residui chimici e antibiotici, che posso vendere con la coscienza pulita. I miei animali e i miei terreni non soffrono. Decidere di produrre in modo sostenibile è stata la cosa migliore che io abbia fatto nella mia vita. Mi regala gioia ogni giorno e sono soddisfatto di quello che ho. Inoltre sono particolarmente felice di lasciare un’azienda sana a mio figlio».

Sostenibilità: una priorità della politica estera svizzera

I risultati dei dialoghi svizzeri e dei dialoghi indipendenti della DSC vengono raccolti ed elaborati in vista del vertice ONU. Qui entra in gioco la politica estera svizzera. Specialmente nel quadro della cooperazione internazionale a livello locale e multilaterale (p. es. presso l'ONU), Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) si adopera a favore della sicurezza alimentare, perché la fame e la malnutrizione costituiscono minacce sostanziali per lo sviluppo dei Paesi. Tale impegno si riflette nella Strategia di politica estera (SPE) 2020–2023 della Svizzera, di cui la sostenibilità è una delle quattro priorità tematiche. In primo piano ci sono l’attuazione dell’Agenda 2030 e la protezione del clima e dell’ambiente. Promuovendo sistemi alimentari sostenibili, il DFAE sostiene anche l’attuazione dell’Agenda 2030. I dialoghi rappresentano un caso esemplare di trasferimento di conoscenze dalla sfera regionale al contesto internazionale e sono in perfetta sintonia con il motto del consigliere federale Ignazio Cassis «La politica estera è politica interna».

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