Basi giuridiche

La cooperazione transfrontaliera poggia sia sul diritto internazionale sia su quello federale e cantonale.

In Europa la Convenzione di Madrid costituisce il quadro giuridico per la cooperazione transfrontaliera. Promuove la conclusione di accordi tra Comuni e regioni da una parte e dall’altra di una frontiera. L’Accordo di Karlsruhe ha permesso di concretizzare questi principi tra la Svizzera, la Germania, la Francia e il Lussemburgo. Anche l’UE ha emanato norme relative alla cooperazione transfrontaliera tra Stati membri e Stati terzi. In Svizzera, Confederazione e Cantoni collaborano strettamente per l’elaborazione e la conclusione di accordi transfrontalieri.

Convenzione di Madrid: atto fondatore del quadro giuridico della cooperazione transfrontaliera in Europa

La Convenzione-quadro europea del 21 maggio 1980 sulla cooperazione transfrontaliera delle collettività o autorità territoriali (Convenzione di Madrid) è stata adottata dal Consiglio d’Europa. La Svizzera, come i suoi cinque Stati limitrofi, vi ha aderito e ha ratificato anche i tre protocolli aggiuntivi.

La Convenzione di Madrid si prefigge di promuovere e agevolare la conclusione di accordi tra regioni e Comuni da una parte e dall’altra di una frontiera e costituisce il quadro giuridico per la cooperazione a livello di amministrazioni locali, per esempio nello sviluppo regionale, urbano e rurale, nella protezione dell’ambiente, nel miglioramento delle infrastrutture e nell’aiuto in caso di catastrofe.

La Convenzione di Madrid propone modelli e schemi di intese e accordi per la cooperazione transfrontaliera, che può spaziare da un reciproco scambio di informazioni senza impegno fino a direttive ben definite e vincolanti. Le parti si adoperano per eliminare tutti gli ostacoli che potrebbero intralciare la cooperazione transfrontaliera.

Il Protocollo aggiuntivo del 9 novembre 1995 rafforza la cooperazione transfrontaliera tra i Paesi europei. Mira in particolare a potenziare il quadro giuridico fornito dalla Convenzione-quadro e riconosce espressamente alle collettività territoriali, a determinate condizioni, il diritto di concludere accordi di cooperazione transfrontaliera.

Il secondo Protocollo aggiuntivo alla Convenzione di Madrid del 5 maggio 1998 promuove la cooperazione tra collettività territoriali non direttamente confinanti tra di loro.

Il terzo Protocollo aggiuntivo alla Convenzione di Madrid del 16 novembre 2009 stabilisce le regole per la creazione di «Gruppi euroregionali di cooperazione» (GEC) dotati di personalità giuridica secondo il diritto dello Stato in cui hanno sede.

Accordo di Karlsruhe: per la creazione di organismi transfrontalieri

Nel 1996 il Consiglio federale ha firmato con i Governi della Germania, della Francia e del Lussemburgo l’Accordo di Karlsruhe sulla cooperazione transfrontaliera tra collettività territoriali ed enti pubblici locali. La Svizzera ha aderito all’accordo a nome dei Cantoni di Soletta, Basilea-Città, Basilea-Campagna, Argovia e Giura. L’accordo è stato poi esteso anche ai Cantoni di Sciaffusa, Berna, Neuchâtel, Vaud, Ginevra e Vallese.

L’accordo concretizza i principi sanciti nel relativo Protocollo aggiuntivo alla Convenzione di Madrid. Contiene disposizioni sulla conclusione di trattati di cooperazione transfrontaliera come pure sull’istituzione di organismi transfrontalieri, i cosiddetti raggruppamenti locali.

Regolamento dell’UE relativo a un gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT)

Conformemente al regolamento (CE) n. 1082/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, relativo a un gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT), i GECT possono essere istituiti sul territorio dell’UE e mirano a facilitare e a promuovere la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e/o interregionale tra i loro membri. Un GECT è dotato di personalità giuridica e può essere composto da Stati membri, autorità regionali e locali e organismi di diritto pubblico. In linea di principio un GECT comprende collettività territoriali di almeno due Stati membri dell’UE, ma il nuovo regolamento del 2013, che modifica quello precedente, consente anche a collettività territoriali di un solo Stato membro dell’UE, e di uno o più Stati terzi che confinano con quest’ultimo, di creare un GECT. Si tratta di una possibilità interessante soprattutto per i Cantoni svizzeri, che possono così definire le opportunità di cooperazione non solo in un contesto trinazionale ma anche a livello bilaterale.

Costituzione federale: una stretta collaborazione tra la Confederazione e i Cantoni

In linea di principio la conclusione di trattati internazionali è di competenza della Confederazione (art. 54 cpv. 1 e 2, art. 166, art. 184 cpv. 1 e 2 Cost.). La Costituzione federale (art. 56 cpv. 1) concede tuttavia ai Cantoni, a titolo sussidiario, la possibilità di concludere con l’estero trattati nei settori di loro competenza.

La prassi del Consiglio federale ha consentito ai Cantoni di sviluppare le loro relazioni transfrontaliere nel modo più autonomo possibile. I Cantoni possono concludere trattati con l’estero in tutti i settori di loro competenza. I trattati non possono tuttavia contenere disposizioni contrarie agli interessi della Confederazione o di altri Cantoni.

Il diritto svizzero presuppone una stretta collaborazione tra Confederazione e Cantoni in materia di cooperazione transfrontaliera. I Cantoni possono quindi intrattenere contatti diretti con autorità subordinate, ossia autorità locali o regionali. Il più delle volte si tratta di risolvere problemi concreti di vicinato all’interno della regione.

I Cantoni non possono tuttavia avere contatti diretti con le autorità centrali di uno Stato estero. Per i contatti ufficiali tra Cantoni e autorità estere centrali, la Costituzione federale (art. 56 cpv. 3) prevede una mediazione della Confederazione. La conduzione di trattative, la firma e la ratifica di trattati incombono di conseguenza al Consiglio federale, che negozia su richiesta e in nome dei Cantoni interessati ma tiene comunque conto degli interessi della Confederazione e di altri Cantoni.

Nella maggior parte dei casi il Consiglio federale stipula un trattato a nome di un Cantone, che è quindi partner contraente e deve approvare il trattato conformemente alle procedure cantonali. Se il trattato presenta un interesse anche per la Confederazione, il Consiglio federale può concluderlo anche a proprio nome.

Prima di concludere i trattati, i Cantoni devono informare la Confederazione (art. 56 cpv. 2 Cost.). Le autorità federali verificano se i trattati sono conformi alla Costituzione e in linea con la politica estera della Confederazione.